Giovedì 23 gennaio, nel Salotto di InOltre ci si prepara al secondo appuntamento con PsicoSoFa, ciclo di incontri a tema “relazioni di coppia”. Cuscini a terra, una tisana calda e storie di vita simili tra persone diverse che s’intrecciano in un abbraccio di sguardi e opinioni.

Argomento del giorno è la dipendenza affettiva, vissuto tanto comune quanto doloroso.

Classificazione della dipendenza affettiva

Tale dipendenza denominata anche love addiction rientra nel quadro più ampio delle new addiction, ossia le nuove dipendenze in cui non è una sostanza chimica a riempire un vuoto affettivo, ma comportamenti o attività che fanno parte della vita quotidiana.

Nella dipendenza affettiva la “droga” che farà toccare il cielo con un dito sarà il partner, cui spetterà il compito -interminabile- di andare a tappare quel buco nero che rende incompleti e bisognosi dell’Altro. Al partner sarà quindi designato il ruolo di “guaritore”, innescando un “circuito dipendenziale amoroso” che porterà con sé tutte le caratteristiche peculiari di una dipendenza: circolarità costrittiva, discontrollo e ricerca di un appagamento immediato che sfocia nel craving, ossia nella fenomenologia astinenziale scaturita dalla mancanza del partner.

Ciò che rende differente la love addiction dalle altre dipendenze è l’angoscia abbandonica, una paura terrificante e totalizzante di essere abbandonati, lasciati e quindi svuotati dall’Altro che si ingloba nella nostra Identità.

La paura alla base della dipendenza affettiva

Può capitare però di avere delle difficoltà a riconoscere le proprie paure che spesso assumono forme differenti dal consueto.  L’apprensione, l’ansia, la sfiducia in sé stessi, tentennamenti e blocchi vari possono celare una paura che porta a mettere in atto dei comportamenti difensivi, come ad esempio sentire il bisogno di razionalizzare o giustificare le proprie decisioni, essere restii a farsi valere quando se ne avverte il bisogno, concordare anche quando non si è d’accordo ponendo così fine al contrasto oppure reprimendo le proprie emozioni tendendo a svalutarle.

Inoltre darsi troppo da fare per ottenere l’approvazione altrui, lamentarsi con altre persone piuttosto che affrontare il partner e lasciarsi maltrattare sono strategie di compensazione a un senso di inadeguatezza e un sentimento persistente di angoscia.

Questi atteggiamenti rappresentano le componenti “nascoste” del funzionamento del dipendente affettivo dovute ad una ridotta o assente capacità di essere in contatto con i propri stati emotivi interni. Ciò significa che il dipendente affettivo è tendenzialmente abile nel cogliere le emozioni del partner, plasmandosi ad esse, mentre percepisce le proprie esclusivamente come attivazioni fisiologiche sgradevoli, quindi da oscurare.

Forme nascoste di dipendenza affettiva

Esiste nondimeno una forma di “narcisismo nascosto” nella dipendenza affettiva, tipica delle persone che durante la loro crescita hanno messo da parte i loro bisogni relazionali per non sovraccaricare, con le proprie esigenze, una famiglia già ad “alto voltaggio”. Questo aspetto da un lato le porta a trascurare il proprio mondo interiore, con la conseguente incapacità di prendersi cura di sé, dall’altro rinforza la convinzione di avere un enorme “potere” relazionale. Questo senso di onnipotenza si esplica in alcune frasi tipo come: “Io posso guarirti con il mio amore”,  “Posso capirti come nessuno mai”, “Io ti salverò”.

Nel concreto le fragilità di queste persone vengono nascoste dietro un’apparente autonomia che impedisce loro di esprimere il profondo bisogno di chiedere aiuto. La paura sottostante è quindi quella di perdere la stima  e l’immagine “costruita” agli occhi delle persone per loro importanti tra cui i familiari.

Ma perché il partner diviene una droga?

Perché si diventa “schiavi” di qualcuno accettandone qualsiasi comportamento?

Spesso ci si ritrova ingabbiati in relazioni disfunzionali, non soddisfacenti e la colpa di tale insoddisfazione viene il più delle volte addossata al partner. Ma è realmente così?

Durante l’incontro emergono emozioni, si condividono esperienze e prorompono quelle storie familiari che ricalcano la storia presente.

Come già accennato schemi mentali e di comportamento affondano  le proprie radici nel terreno fertile della famiglia d’origine, teatro insolito dove il bambino impara a mettere in scena il proprio copione di vita. Questo cambio di prospettiva, dall’Altro a Sé, fa sì che da spettatore la persona si trasformi in attore della propria vita, riacquisendo la possibilità e la responsabilità di agire secondo le proprie esigenze e non in balia delle scelte altrui.

Il trattamento della dipendenza affettiva in psicoterapia

Laddove necessario e richiesto dalla persona, il trattamento, attraverso una psicoterapia individuale o di gruppo, deve protendere al raggiungimento di cambiamenti  a livello di stima di sé.

Ci sono finalità ben specifiche da “innescare” nei pazienti e riguardano:

  • Uscire dall’isolamento creatosi a causa della assoluta dedizione all’altro e chiusura ne rapporto di coppia. Anche le persone vicine sono una minaccia perché spingono ad una maggiore riflessione ed autovalutazione che il dipendente non riesce ad avere in quel momento, pertanto allontanate.
  • Promuovere l’auto-conoscenza aumentando la consapevolezza del proprio disagio e chiarificando il concetto di NON-Amore
  • Passare da vittima a responsabile delle proprie scelte
  • La gestione del carving il più possibile in assenza del partner e con la scelta di attività che “riempiano il vuoto” momentaneamente prima, e definitivamente in un secondo momento
  • Stimolare la capacità osservativa e auto-valutativa nei confronti di ciò che si vive

Dott.ssa Michela Palladini

Dott.ssa Ivana Siena



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